Una città multietnica, al centro di un’isola, Cipro, divisa in due Repubbliche, in mezzo al Mar Mediterraneo, punto strategico nel Medioevo come oggi: questa è Nicosia, unica capitale per due governi, due Paesi, due continenti. Com’è possibile che esistano confini all’interno di uno Stato membro? La Green Line da più di 40 anni divide la Repubblica Turca di Cipro Nord dalla Repubblica di Cipro. Alla prima si accede con passaporto e, non solo non è possibile utilizzare l’euro, ma i militari turchi dislocati al confine, oltre ai documenti, controllano anche le foto scattate dai turisti. Libera circolazione? Moneta unica? Non sembra essere così.
La situazione a Cipro è cristallizzata da più di 4 decenni. Nel 1974 la dittatura militare al potere ad Atene con un golpe rovesciò Makàrios e provò a instaurare un regime deciso ad annettere l’isola alla Grecia. Il Regno Unito non intervenne, anche se disponeva di basi militari sull’isola, fu a quel punto che la Turchia mandò le truppe e occupò la porzione settentrionale di Cipro. Nel giro di pochi giorni i turchi riuscirono a controllare più di un terzo del territorio dell’isola. I grecociprioti scapparono a sud, i turcociprioti lasciarono le aree assediate, stabilendosi a nord. Tutto fermo da oltre 4o anni, con l’Unficyp, la forza di peacekeeping delle Nazioni Unite a Cipro, che da più di 50 anni è attiva nella zona cuscinetto posta tra la Repubblica di Cipro e la Trnc.
Una situazione simile non sarebbe stata neanche lontanamente immaginabile per i padri fondatori dell’UE. Eppure, al momento, nel centro nevralgico dell’isola di Cipro convivono pacificamente molte etnie, come conferma Giulia Paggi, 25enne laureata in Lingue, culture e civiltà dell’Asia e dell’Africa e specializzata in Language and Management to China presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Attualmente Giulia Paggi lavora per Hope for Children, organizzazione non governativa impegnata nella tutela, educazione e protezione dei minori. Ma progetti europei di questo vanno avanti sull’isola grazie anche a Home for Cooperation, CRC Campus Club, mentre Caritas, Kisa, Cyprus Refugee Council, UNHCR, IOM si occupano di migranti.
Direttamente o indirettamente, sembrano tanti gli stakeholder presenti sul territorio, ma, allo stesso tempo, pochi al mondo hanno idea di cosa sia la Green Line, da quando e perché esista e come sia davvero vivere nella Repubblica Turca di Cipro Nord e nella Repubblica di Cipro.
L’Italia è interessata alla questione cipriota? L’Ambasciatore d’Italia a Cipro, con le ripetute visite ad Hope for Children e alle altre organizzazioni, continua a mostrarsi attento alle dinamiche economiche e politiche del Paese.
Viene naturale chiedersi come sia possibile che si parli così poco delle due Repubbliche quando, in realtà, per la Nato, l’ Onu, e per tutti i Paesi del mondo, esiste un’unica entità politica. Solo la Turchia riconosce la Repubblica Turca di Cipro Nord, in cui convivono, sotto braccio, una accanto all’altra, due bandiere. Ma nessuna delle due è europea. Forse è davvero arrivato il momento di trovare risposte a queste domande. Cipro è probabilmente il paradosso più grande di un’Unione Europea in cui, come scrive Jeremy Rifkin nel libro Il sogno europeo, i cittadini sono ancora lontani dal sentirsi uniti, sono ancora lontani dal sentirsi “europei”.
Giovanni Vazzana
Classe 1986. Palermitano di nascita, a Pisa gli studi universitari linguistici. Poi assistente di lingua italiana in Lorena, Francia. Da sempre attento ai problemi delle minoranze, degli Stati divisi, in particolare Cipro. Aderisce all’Associazione italiana Giovani per l’UNESCO.
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