Nelle acque di Cipro la Turchia continua a essere la presenza più indigesta, la meno accetta. Le risorse di Cipro fanno gola all’Italia, pure alla Francia, ma a trivellare senza permesso nelle acque a sovranità cipriota sono i turchi. La Francia invierà una fregata nel blocco 7 della zona economica esclusiva (ZEE) di Cipro, dove Total ha una concessione insieme alla italiana Eni. È la reazione di Parigi alle attività della nave da perforazione turca Yavuz, che scortata da due navi da guerra, ha iniziato le trivellazioni nel blocco 7 della ZEE, come riferisce il ministro della Difesa greco Nikos Panagiotopoulos. Inoltre, sarebbe in corso anche un’esercitazione navale franco-cipriota all’interno della Zee.
In merito alle trivellazioni della Turchia a Cipro “il Consiglio Ue conviene che sia istituito un regime quadro di misure restrittive nei confronti delle persone fisiche e giuridiche responsabili o coinvolte nell’attività di trivellazione illegale di idrocarburi nel Mediterraneo orientale e invita l’Alto rappresentante e Commissione Ue a presentare rapidamente le sue proposte”. Queste le conclusioni del consiglio Esteri Ue, riferisce ANSAmed.
Nel tentativo di proteggere gli interessi di Eni e Total, Parigi e Roma condannano le attività della navi inviate da Erdogan con un comunicato all’OSCE che si rifà alle già pesanti sanzioni UE dello scorso 20 giugno 2019 e che rimette la questione cipriota all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Europeo del 17 e 18 ottobre.
Intanto, Mike Pompeo ha annunciato l’accordo per un aumento delle attività militari congiunte di USA, Grecia e NATO, a Larissa, Stefanovikio, Alexandroupoli e presso la base navale di Souda Bay. Lo stesso Segretario di Stato americano ha elencato senza giri di parole i motivi dell’importanza e dell’urgenza di tale accordo: Russia, Iran, Cina.
E la Turchia? Volutamente dimenticata? Le mosse, però, sembrano micce pronte a esplodere e poco strategie ragionate. Erdogan, dal canto suo, ha già dimenticato le reprimende UE e la recentissima invasione della Siria è un atto di forza della Turchia, che ha intenzione di giocare un ruolo centrale nella corsa all’approvvigionamento energetico. Il leader anatolico continua a giocarsi la carta dei migranti, minacciando di spedirne in numero esorbitante nei Paesi dell’UE. Ma dove finiranno le già centinaia di migliaia di sfollati siriani? Tra le mete potrebbe esserci anche Cipro?
Inoltre, forse perché convinto dell’impossibilità dell’ingresso in Europa, e ancor di più perché scottato dalla recente sconfitta alle elezioni politiche di Istanbul, è indubbio che Erdogan sia ormai passato al contrattacco al fine di costruire una propria sfera d’influenza nel Mediterraneo orientale.
In questo contesto si inserisce anche la Russia con un comunicato in cui esprime preoccupazione per il rischio di creare un nuovo focolaio e invoca la ripresa delle trattative sulla partizione dell’isola di Cipro. Le risorse dell’isola attirano l’attenzione mondiale e nessuno è disposto a fare da comparsa.
PHOTO: AP
Giovanni Vazzana
Classe 1986. Palermitano di nascita, a Pisa gli studi universitari linguistici. Poi assistente di lingua italiana in Lorena, Francia. Da sempre attento ai problemi delle minoranze, degli Stati divisi, in particolare Cipro. Aderisce all’Associazione italiana Giovani per l’UNESCO.
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