A distanza di tre giorni dall’attacco alla vecchia sede del giornale satirico Charlie Hebdo, le indagini cominciano a delineare un quadro di quello che potrebbe essere accaduto. In particolare, le ricerche si stanno concentrando su un video, ancora al vaglio della polizia, che sarebbe stato inviato a due persone, tra cui una donna. Il filmato è stato trovato nella memoria del telefono cellulare del 18enne di origine pachistana Hassan Ali, l’uomo che si riteneva avesse ferito a colpi d’ascia quattro persone lo scorso venerdì mattina a rue Nicolas-Appert, a Parigi, ferendone gravemente due. In un secondo momento, si è capito che il vero nome del ragazzo, un 25enne e non un 18enne, è Zaheer Hassan Mahmood.
Tra gli effetti personali dell’attentatore è stato rinvenuto un documento di identità nel quale risulta che Zaheer Hassan Mahmood sarebbe nato il 25 gennaio 1995 e non il 10 agosto 2002, come si evince invece dal documento intestato a Hassan Alì. Il ragazzo si era registrato con il falso nome presso il consiglio dipartimentale di Val-d’Oise nel 2018, quando era arrivato in Francia da minorenne. Dall’analisi del telefono cellulare, gli inquirenti sono riusciti a risalire alla verà identità.
Nel filmato il ragazzo appare salmodiando alcune sure del Corano. A tratti piange e si lamenta della sua vita in Francia, definita «un paese di miscredenti». Zaheer Hassan Mahmood nel video rivendica con queste parole ciò che avrebbe fatto appena poche ore dopo:
Oggi, venerdì 25 settembre, io li condannerò. Devo vendicare quelle caricature del profeta ripubblicate da Charlie Hebdo che per me sono diventate insopportabili
Nelle intenzioni di Zaheer Hassan Mahmood c’era, per sua stessa ammissione, la volontà di dare fuoco all’edificio dove il 7 gennaio 2015 vennero uccisi 14 civili, 3 poliziotti, 3 terroristi, ovvero dove aveva sede la vecchia redazione di Charlie Hebdo. Proprio alla vigilia del processo per l’attentato terroristico del 2015, il giornale satirico aveva deciso di rendere omaggio alle vittime sfidando di nuovo gli estremisti islamici e ripubblicando le vignette satiriche su Maometto, che vennero pubblicate per la prima volta nel lontano 2005 dal quotidiano danese Jyllands Posten. Per questo, il giornale divenne ed è ancora oggi un obbiettivo dei terroristi islamici di tutto il mondo.
La scoperta consente ora alle autorità di capire come il 25enne pakistano sia arrivato in Europa. I primi riscontri dicono che sarebbe passato dalla classica tratta Iran-Turchia. Mistero, invece, allo stato attuale delle indagini, quale fosse la sua rete di contatti in Francia. L’uomo era stato fermato per caso lo scorso mese di giugno sempre a Parigi, nei pressi della “Gare du Nord”. Durante la perquisizione gli è stato trovato addosso un coltello da macellaio, e non un cacciavite come qualcuno ha scritto. Con il nome Zaheer Hassan Mahmood, l’uomo non figura tra le 8.132 persone considerate una grave minaccia alla sicurezza nazionale e denominate “Fiche-S”.
Per approfondire: I semi del male. Da Al Qaeda a ISIS la stirpe del terrorismo. Dei giornalisti Stefano Piazza e Luciano Tirinnanzi.
Un saggio che ripercorre ascesa e sviluppo dei movimenti fondamentalisti islamici. Per la prima volta, in questo libro edito da Paesi Edizioni, Al Qaeda e Stato Islamico, le due più grandi minacce terroristiche, vengono messe a confronto. Dal 11 settembre alla Siria, le radici ideologiche del Jihad sunnita, l’avvento e il declino di principi e califfi visionari e sanguinari, le strategie di intelligence che hanno eliminato le menti del terrore.
Photo Credit: EPA/IAN LANGSDON
Stefano Piazza
Giornalista, attivo nel settore della sicurezza, collaboratore di Panorama e Libero Quotidiano. Autore di numerosi saggi. Esperto di Medio Oriente e terrorismo. Cura il blog personale Confessioni elvetiche.
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